A Mikel Zabaltza…

Mikel Zabaltza, Orbaitzeta 1952 – Endarlatsa 1985, Paesi Baschi.

Era la mattina del 26 novembre 1985 quando venne arrestato. Un comando della Guardia Civil irruppe nella casa di Mikel Zabalza, un 32enne della Navarra, militante indipendentista, residente a Donostia. Quella stessa notte furono arrestati anche la sua ragazza, due dei suoi fratelli e un cugino, così come un altro ragazzo di 21 anni che non aveva rapporti con loro. Il giorno prima l’ETA aveva ucciso due soldati e una guardia civil, i giovani furono strappati dai loro letti, immediatamente accusati di appartenere a un comando del gruppo armato.
Nei suoi confronti venne applicata la “legge antiterrorismo”, che permette un periodo di totale incomunicabilità con chiunque, avvocati compresi, mentre si resta in mano alla polizia.
Venne torturato ininterrottamente, selvaggiamente, dal primo momento in cui venne preso, per giorni, settimane, giorno e notte. Ai familiari dissero che era fuggito, che si era lanciato nel fiume Bidasoa, dove poi venne ritrovato il suo corpo. Venti giorni dopo.
Pesto, livido, gonfio. Ancora ammanettato. Morto.
Per venti lunghi giorni i familiari e i compagni lo avevano cercato, disperatamente, in ogni luogo.
La madre si presentò alla caserma della Guardia Civil di Intxaurrondo, comandata allora dal generale Enrique Rodriguez Galindo, uno dei principali membri del Gal, i gruppi paramilitari segreti che lo Stato spagnolo usava per ammazzare i combattenti baschi.
Chiese informazioni. Disse che aveva perso suo figlio.
Le risposero che doveva rivolgersi all’ufficio “oggetti smarriti”.

Queste poche righe per ricordare che il Cile è anche qui.
In Europa.
Dove non lo volete vedere.

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