Torrae Frades (Tornate Fratelli)

Appello ai fratelli che ancora desiderano la Sardegna libera.

Sono passati ormai anni dalla fine della grande guerra, anni in cui i capi famiglia nullatenenti e “nullafacenti” erano fortemente costreti all’emmigrazione.

All’epoca pareva un obbligo lasciare tutto, preparare il fagotto e con i risparmi che si avevano partire alla ricerca di “fortuna”, cioè di un lavoro che potesse permettere la propria sopravvivenza e quella della propria famiglia. Sono passati ormai anni da allora. L’uomo ha diverse esigenze, la tecnologia avanza sparpagliando ovunque novità trasformate in bisogni e questi ultimi in business; oggi non esiste più il povero figlio di contadino che a malapena la famiglia può permettersi di mandare a scuola o addirittura comprargli un paio di scarpe. Oggi anche il figlio del contadino porta le scarpe dei suoi idoli televisivi, non stacca i pollici dal telefono cellulare e senza di esso la sua vita sembrerebbe simile a quella del fanciullo di trent’anni fa. Arrivato alla soglia dei venticinque – trent’anni, ormai non si accontenta più dei trastulli o delle alternative che il suo paese situato al centro della Sardegna gli offre, decide di partire inseguendo il miraggio di un ipotetica terra promessa. Sicuramente questa sarà un visione troppo generalizzante, ma a grandi linee è questa la realtà che si sta difondendo in Sardegna, che si sta letteralmente svuotando come se fosse una botte con un piccolo foro da dove, goccia a goccia, perde il suo contenuto. A causa della “fuga” delle nuove generazioni e non, la Sardegna non sarà più dei sardi, ma schiava di chissà quale imprenditore, o di qualche aguzzino che potrebbe rendere la nostra essenza nel solito folclore idiota basato sul far business.

Ma ormai non interessa a nessuno poter creare qualcosa, ora interessa solo l’idea di poter avere un “buon lavoro” magari anche alle dipendenze della più infame multinazionale o piccola impresa: l’importante è solo guadagnare. Poi, la propria terra è solo un luogo dove tornare per le due settimane annuali di ferie; si torna nel proprio paese e lo si critica pure, affermando che ormai non vale più la pena di restarvi perchè non c’è più nulla per cui restare: non vi è la discoteca nè il pusher che vende la coca o altre “usanze acquisite” permanendo nel continente. Lo svuotamento radicale dell’essere è una delle cause principali della decimazione della popolazione sarda. Soprattutto dei soggetti più giovani. 

La Sardegna viene privata di potenzialità per una lotta di liberazione, ma ciò è “futile” quando c’è in ballo il gran desiderio di poter diventare ragionieri, funzionari o altre “importanti” figure burocratiche edificate dallo Stato. E’ il credere che altrove tutto si trovi “pronto e fatto” che spinge i giovani alla partenza, invece di darsi da fare per creare alternative nella propria terra sia per i sardi che per la Sardegna. 

E’ infatti più semplice inseguire l’illusione che altrove la sorte dia loro la pappa pronta, anche se poi si finisce per vegetare un’esistenza che non soddisfa più loro stessi e il proprio popolo.

Il nostro Torrae Frades è un richiamo per tutti i sardi che non si sono ancora resi conto della situazione che oggi vige in Sardegna nei piccoli paesi, dato che sono le principali vittime del fenomeno dell’emigrazione, paesi letteralmente decimanti da tale diaspora considerato che ormai la popolazione è composta prevalentemente da settantenni e addirittura novantenni. Purtroppo solo la minoranza è composta da giovani, gli stessi giovani che poi partono verso questa ipotetica terra promessa invece di restare e lottare per creare qualcosa di utile sia per loro che per le prossime generazioni, e finalmente bloccare la decimazione della nostra popolazione. 

Il nostro Torrae Frades è più di una frase fatta, è più di due belle parole messe insieme; è infatti un appello a tutte quelle persone che nutrono ancora dell’amore per la propria Isola, che magari continuano a vedere soltanto in cartolina, e non sentono invece il bisogno che abbiamo di loro per portare avanti una lotta di liberazione non solo del territorio ma anche dell’individuo sardo che sempre di più perde la sua essenza rincorrendo l’idea di fare business e persistendo nel privatizzare le stesse risorse di cui ogni sigolo sardo ha bisogno. 

Torrae Frades per riprenderci ciò che ci spetta…

Da: “Foras De Lakanas – Zornale Pro S’Autodeterminatzione” Febbraio 2007

 

I commenti sono chiusi.

Creato su WordPress.com.

Su ↑